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Dispositivo di assistenza ventricolare in bambini con scompenso cardiaco grave in attesa di trapianto di cuore


Le opzioni per il supporto circolatorio meccanico come terapia ponte prima del trapianto di cuore in bambini con scompenso cardiaco grave sono limitate.

È stato condotto uno studio prospettico e a singolo gruppo su un dispositivo di assistenza ventricolare disegnato specificamente per bambini come terapia ponte prima del trapianto di cuore.

Pazienti di età uguale o inferiore a 16 anni sono stati divisi in 2 coorti in base alla superficie corporea ( coorte 1, inferiore a 0.7 m2; coorte 2, da 0.7 a meno di 1.5 m2 ), con 24 pazienti in ciascun gruppo.

La sopravvivenza nelle 2 coorti trattate con il dispositivo di supporto meccanico ( con i dati interrotti al momento del trapianto o della sospensione dell’uso del dispositivo per miglioramento della situazione ) è stata confrontata con quella rilevata in due gruppi di controllo storici appaiati per propensity-score ( uno per ciascuna coorte ) sottoposti a ossigenazione extracorporea a membrana ( ECMO ).

Per i partecipanti nella coorte 1, il tempo di sopravvivenza mediano non è stato raggiunto a 174 giorni, mentre nel gruppo ossigenazione extracorporea a membrana la sopravvivenza mediana è stata di 13 giorni ( P inferiore a 0.001 in base al log-rank test ).

Per i partecipanti nella coorte 2 e nel gruppo ossigenazione extracorporea a membrana, la sopravvivenza mediana è stata, rispettivamente di 144 giorni e 10 giorni ( P inferiore a 0.001 in base al log-rank test ).

Gli eventi avversi gravi nella coorte 1 e nella coorte 2 hanno incluso: sanguinamento maggiore ( rispettivamente, nel 42% e nel 50% dei pazienti ), infezione ( nel 63% e nel 50% ) e ictus ( nel 29% e nel 29% ).

In conclusione, lo studio ha mostrato che i tassi di sopravvivenza sono risultati significativamente più elevati con il dispositivo di assistenza ventricolare che con l’ossigenazione extracorporea a membrana.
Gli eventi avversi gravi, inclusi infezioni, ictus e sanguinamento, si sono manifestati in molti dei pazienti che hanno preso parte allo studio. ( Xagena2012 )

Fraser CD Jr et al, N Engl J Med 2012; 367: 532-541

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