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Gestione mirata della temperatura per arresto cardiaco con ritmo non-defibrillabile


Attualmente si raccomanda una moderata ipotermia terapeutica per migliorare gli esiti neurologici negli adulti con coma persistente dopo rianimazione di un arresto cardiaco extraospedaliero.

E' stata discussa l'efficacia dell'ipotermia terapeutica moderata nei pazienti con ritmi non-defibrillabili ( asistolia o attività elettrica senza polso ).

È stato eseguito uno studio in aperto, randomizzato, controllato confrontando l'ipotermia terapeutica moderata ( 33°C nelle prime 24 ore ) con la normotermia mirata ( 37°C ) in pazienti con coma che erano stati ricoverati in terapia intensiva ( UTI ) dopo rianimazione da arresto cardiaco con ritmo non-defibrillabile.

L'esito primario era la sopravvivenza con un esito neurologico favorevole, valutato il giorno 90 dopo la randomizzazione con l'uso della scala CPC ( Cerebral Performance Category ) ( da 1 a 5, con punteggi più alti ad indicare una maggiore disabilità ).
È stato definito un risultato neurologico favorevole come un punteggio CPC di 1 o 2.
Sono state inoltre valutate la mortalità e la sicurezza.

Dal 2014 al 2018, sono stati randomizzati 584 pazienti di 25 UTI, e 581 sono stati inclusi nell'analisi ( 3 pazienti hanno ritirato il consenso ).

Al giorno 90, in totale 29 pazienti su 284 ( 10.2% ) nel gruppo ipotermia erano vivi con un punteggio CPC di 1 o 2, rispetto a 17 su 297 ( 5.7% ) nel gruppo normotermia ( differenza, 4.5 punti percentuali; P=0.04 ).

La mortalità a 90 giorni non differiva significativamente tra il gruppo ipotermia e il gruppo normotermia ( rispettivamente 81.3% e 83.2%; differenza, -1.9 punti percentuali ).

L'incidenza di eventi avversi prespecificati non differiva significativamente tra i gruppi.

Tra i pazienti con coma che erano stati rianimati dall'arresto cardiaco con ritmo non-defibrillabile, un'ipotermia terapeutica moderata a 33°C per 24 ore ha portato a una percentuale più elevata di pazienti sopravvissuti con un esito neurologico favorevole al giorno 90 rispetto a quanto osservato con normotermia mirata. ( Xagena2019 )

Lascarrou JB et al, N Engl J Med 2019; 381: 2327-2337

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